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The Blues Preachers
Addio a Donald "Duck" Dunn dal Corriere della Sera PDF Stampa E-mail
Scritto da Baritone   
Domenica 13 Maggio 2012 23:24

Addio Donald “Duck” Dunn, 
basso (e pipa) dei Blues Brothers

Colonna della band nel celebre film, aveva 70 anni 
e aveva appena suonato a Tokyo

Donald 'Duck' DunnDonald 'Duck' Dunn
MILANO - A oltre trent’anni dalla sua uscita,”The Blues Brothers” rimane il film musicale per eccellenza. E generazionale, dove ogni scena, ogni fotogramma viene recitato a memoria da chi è cresciuto insieme a Elwood e Joliet Jake.

 

SILENZIOSO PERFORMER - Ma se i Blues Brothers sono diventati icone del nostro tempo, non lo devono soltanto a Dan Aykroyd e al sempre compianto John Belushi nel ruolo dei due fratelli mattarelli e nerovestiti. Ma anche a quella fantastica galleria di personaggi secondari che si succedono nella trama. E in primo luogo, la band: ebbene colonna di questa era sicuramente Donald “Duck” Dunn. Silenzioso performer (nel film parla pochissimo, giusto per esprimere il suo disappunto), pipa perennemente in bocca, ma soprattutto bassista egregio. Se ne è andato, a 70 anni, a Tokyo, nel sonno.

SUONARE, SEMPRE - Dopo aver fatto quello che ha sempre fatto: suonare. Insieme all’inseparabile Steve “Coronel” Cropper altro campione della Blues Brothers Band, era infatti in tournée in Giappone, dopo si era esibito al Blue Note della capitale. Perché Dunn non poteva andare in pensione, smettere di stare su un palco, era una di quelle figure antiche del mestiere: poteva prestare il suo basso a chiunque gliene richiedesse i servigi.

DA WILSON PICKETT A DYLAN -Non bisogna dimenticare che infatti che Dunn ha suonato per decine di grandi, specie del giro Stax e Motown, in pratica il meglio del soulfunk d’America. Ma non solo. Eccone alcuni: Muddy Waters, Albert King, Neil Young, Jerry Lee Lewis, Eric Clapton, Tom Petty, Creedence Clearwater Revival, Wilson Pickett, Sam & Dave, Rod Stewart, Bob Dylan... Con i Blues Brothers emerse finalmente come personaggio. Perché senza quella pipa ( e quel basso) la “baaaanda” come urla Belushi-Jake nella chiesa del reverendo James Brown, non sarebbe stata la stessa.

Matteo Cruccu Corriere della Sera

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